Smontare e rimontare i mobili: cosa conviene fare da soli
Quali mobili vale la pena smontare, quali no, come non perdere la viteria e perché il truciolare si rimonta una volta sola bene.

Smontare un mobile è quasi sempre facile. È rimontarlo che decide se hai fatto bene o male, e il momento in cui te ne accorgi è sempre lo stesso: casa nuova, sera tarda, una vite che gira a vuoto nel truciolare e nessuna voglia di ricominciare.
Per questo la domanda giusta non è "sono capace di smontarlo", ma "questo mobile conviene smontarlo". Sono due cose diverse, e la seconda si decide prima di prendere in mano il cacciavite.
Il criterio per decidere
Un mobile va smontato quando succede almeno una di queste tre cose.
Non passa. Non esce dalla stanza, non gira nel pianerottolo, non entra in ascensore, non passa dalla porta di casa nuova. È il motivo più solido di tutti, e va verificato con il metro prima di decidere qualsiasi cosa. Misura il mobile nella sua diagonale, non solo in larghezza: un armadio si fa passare inclinato, e quello che conta è la misura da spigolo a spigolo.
È troppo pesante da spostare intero. Non pesante in assoluto: pesante per le persone che ci sono quel giorno e per le scale che ci sono in quel palazzo. Una libreria da due metri la sposti in due su un pianerottolo largo. La stessa libreria su una scala a chiocciola non la sposta nessuno.
Si danneggia se viaggia montato. Vale soprattutto per i mobili con ante di vetro, ripiani appoggiati e schienali in cartoncino. Montati lavorano di torsione a ogni curva, e la torsione è quello che allarga i fori delle viti.
Se nessuna delle tre vale, lascialo intero. Ogni smontaggio è un rischio che ti prendi, e i mobili economici non sopportano molti cicli.
Perché il truciolare perdona una volta sola
Quasi tutti i mobili di casa sono in truciolare o in MDF nobilitato. Dentro non c'è legno pieno, c'è materiale pressato, e la vite non morde delle fibre: si scava un filetto suo dentro la pressatura.
Da qui viene tutto il resto. La prima volta la vite entra in un foro vergine e tiene benissimo. La seconda volta ripercorre lo stesso filetto e tiene un po' meno. Se sei stato brusco, o se il mobile ha viaggiato montato prendendosi delle torsioni, il filetto si sbriciola e la vite gira a vuoto per sempre.
Da questo discendono due regole pratiche. La prima: smonta il meno possibile. Se un armadio esce senza togliere i fianchi, non togliere i fianchi. La seconda: quando rimonti, avvita fino a battuta e poi fermati. Il mezzo giro in più che dai "per sicurezza" è esattamente il giro che rovina il foro.
Se un foro è già andato, la riparazione da fare sul posto è lo stuzzicadenti con la colla vinilica: ne infili due o tre nel foro con una goccia di colla, tagli a filo e riavviti. Tiene, e in molti casi tiene meglio di prima. I tasselli di plastica per il legno funzionano allo stesso modo ma vanno comprati prima, e il giorno del trasloco non sei nella condizione di andare in ferramenta.
La viteria: dove si perdono i traslochi
La minuteria è la cosa che manca sempre. Non perché sparisca, ma perché finisce in tre posti diversi e nessuno si ricorda quale.
Il metodo che funziona è noioso e si fa una volta per mobile. Ogni mobile ha la sua bustina richiudibile, con dentro tutte le sue viti, i suoi eccentrici, le sue spine di legno e le sue chiavi a brugola. Sulla bustina scrivi il nome del mobile con un pennarello, non su un'etichetta appiccicata che si stacca.
Poi la bustina va attaccata con il nastro adesivo al mobile stesso, in un punto che non si vede: dietro lo schienale, sotto un ripiano, dentro un cassetto che poi chiudi con il nastro. Se attacchi tutte le bustine su un cartone unico va bene lo stesso, ma allora quel cartone diventa la cosa più importante del trasloco e deve viaggiare in macchina con te.
Le cerniere delle ante sono un caso a parte. Se puoi, lasciale avvitate all'anta e togli solo la piastrina dal fianco: le cerniere a scodellino sono regolate su tre assi, e una volta smontate e rimesse a caso ti tocca rifare la regolazione anta per anta. Sono venti minuti a mobile, moltiplicati per quante ante hai.
Fotografa prima, non dopo
Prima di togliere la prima vite, fai tre o quattro foto con il telefono. Il mobile intero, il retro, i punti di attacco, la sequenza dei ripiani.
Serve per due cose. Per rimontare, ovviamente, soprattutto se le istruzioni originali non ce le hai più (quasi mai ce le hai più, e il modello spesso non è più in catalogo). E serve come prova dello stato in cui era prima, se al mobile succede qualcosa durante il trasporto e devi parlarne con qualcuno.
Fotografa anche il verso dei pezzi. Fianchi, schienali e ripiani sembrano simmetrici e non lo sono quasi mai: hanno una faccia bella e una grezza, e i fori pre-praticati stanno solo da un lato. Un fianco montato al contrario si accorge subito perché non combaciano i buchi, uno schienale montato al contrario si accorge dopo, quando il mobile è in piedi.
Gli attrezzi che servono davvero
Poca roba, ma quella giusta.
Un avvitatore a batteria con la frizione regolabile è l'attrezzo che cambia la giornata. La frizione bassa serve proprio a non superare la battuta: l'avvitatore si ferma da solo, tu no. Se hai solo il cacciavite manuale va bene, ci metti più tempo e rovini meno.
Poi: un set di chiavi a brugola (le brugole in dotazione ai mobili sono lamierino piegato e si arrotondano), un martello di gomma per le spine di legno e per far combaciare i giunti senza segnare il nobilitato, un cacciavite a taglio per fare leva dove serve, e del nastro di carta.
Il nastro di carta è più utile di quanto sembri. Serve per bloccare le ante e i cassetti durante il trasporto, e a differenza dello scotch da pacchi si stacca senza portarsi via la finitura. Sui mobili laccati o verniciati non usare mai nastro adesivo forte, e comunque toglilo entro pochi giorni: più resta attaccato, più lascia residui.
Mobile per mobile
Armadi. Togli sempre ante e ripiani, anche se l'armadio passasse intero. Le ante sono la parte che si rovina per prima e sono anche il grosso del peso. Le ante scorrevoli si sfilano quasi sempre sollevandole verso l'alto e tirando la base verso di te, ma prima di forzare guarda se c'è una vite di fermo in alto nel binario. I binari, se sono in alluminio, sono la cosa più facile da piegare di tutto l'armadio: viaggiano in orizzontale, appoggiati per tutta la lunghezza, mai in verticale appoggiati a una parete.
Letti. Il letto va smontato quasi sempre, e quasi sempre è il mobile più semplice. La rete a doghe si piega o si divide in due, la testiera si stacca, le traverse laterali sono due o quattro viti. L'unica accortezza vera è tenere insieme i pezzi del sistema di sollevamento se il letto è contenitore: i pistoni a gas sono tarati per quel letto e non sono intercambiabili.
Tavoli. Le gambe si tolgono, il piano no. Un piano in legno massello o in vetro è il pezzo di valore, e va protetto come se fosse un quadro: appoggiato su un lato lungo, non piatto, e con una coperta fra il piano e qualunque altra cosa. I tavoli allungabili con la prolunga interna vanno bloccati chiusi, altrimenti la prolunga scorre a ogni frenata e si scheggia contro i fermi.
Librerie. Togli i ripiani e lo schienale, sempre. Lo schienale in cartoncino è quello che tiene in squadra tutto il mobile: una libreria trasportata senza schienale e senza ripiani è un rettangolo che si trasforma in rombo, e in quella posizione i fori si allargano. Se lo schienale è inchiodato con le puntine e non hai voglia di toglierlo, allora la libreria viaggia in piedi e legata, non coricata.
Divani. In genere non si smontano, si tolgono i piedini e basta. Se il divano è modulare, dividilo nei suoi moduli. Se ha lo schienale sganciabile, sganciato è molto più maneggevole. Il grosso del lavoro sul divano non è smontarlo, è misurarlo bene e capire da dove passa.
Cucine componibili. Qui il consiglio è di fermarsi. I pensili si smontano senza problemi, ma la parte con gli attacchi di acqua, gas ed elettricità non è lavoro da fai da te, e la certificazione dell'impianto gas serve a te, non all'installatore. Smonta i pensili e le basi libere, e per il resto chiama qualcuno.
I pezzi piccoli viaggiano male
Ripiani, traverse, piedini e binari sono la parte che arriva danneggiata più spesso, perché sono sottili, si appoggiano ovunque e nessuno li considera fragili.
Il modo di trasportarli è per gruppi, non sciolti. Impila i ripiani dello stesso mobile uno sull'altro con una coperta o del cartone in mezzo, e legali insieme con il nastro o con una cinghia. Un pacchetto di sei ripiani è una cosa sola che due persone spostano; sei ripiani sciolti sono sei occasioni di appoggiarne uno male.
La minuteria, le brugole, i piedini e le maniglie stanno meglio in un contenitore rigido che in un sacchetto morbido buttato in un angolo del furgone. Una scatola con le pareti dritte, tipo le Cangubox da 60 × 40 × 36 cm, tiene le bustine ferme e in vista invece di lasciarle scivolare sotto tutto il resto, che è dove finiscono di solito.
Rimontare: l'ordine conta
Rimonta i mobili grandi prima di portare dentro le scatole. Sembra ovvio e non lo fa quasi nessuno, perché le scatole arrivano per prime e si appoggiano dove capita. Poi ti serve lo spazio per stendere a terra i fianchi di un armadio da due metri e non ce l'hai più.
Monta il mobile sdraiato e poi alzalo, se il soffitto lo permette. Un armadio montato in piedi si monta storto: finché non è tutto avvitato non è in squadra, e lavori contro il suo stesso peso. Prima di alzarlo, misura l'altezza del mobile e quella del soffitto: un armadio da 240 cm in una stanza da 250 si alza, uno da 245 in una stanza da 248 no, e te ne accorgi a metà movimento.
Metti qualcosa sotto. Un cartone aperto, una vecchia coperta, i pannelli dell'imballaggio: serve a non rigare il pavimento nuovo e a non segnare gli spigoli del mobile, che sono la parte più esposta.
Avvita tutto lasco, verifica la squadra, e solo alla fine stringi. Se stringi mano a mano che procedi, l'ultimo pezzo non entra e ti tocca allentare tutto. Vale anche per gli eccentrici: prima li accosti, poi li giri fino a battuta, tutti insieme.
Alla fine, prima di riempire il mobile, controlla che non balli. Il pavimento non è mai perfettamente in piano, e un armadio appoggiato su tre punti su quattro scarica tutto il peso in diagonale: le ante non chiudono più e i fianchi lavorano. Se ha i piedini regolabili, regolali. Se non li ha, uno spessore sotto risolve in dieci secondi un problema che altrimenti ti porti dietro per anni.
Quando conviene non farlo da soli
Il fai da te ha senso finché il mobile vale meno del rischio che ti prendi. Su un armadio su misura, su un mobile antico, su una vetrina con i vetri incassati o su qualcosa a cui tieni per motivi che con il prezzo non c'entrano, il calcolo cambia.
I mobili antichi in particolare vanno lasciati stare: sono spesso montati a incastro o con la colla animale, e quello che sembra un giunto smontabile è un giunto che si rompe. Lì la scelta è trasportarli interi e imballati bene, oppure farli smontare a chi lo fa di mestiere.
E se in casa ci sono due o tre mobili complicati e tutti gli altri semplici, la soluzione più sensata è mista: quelli complicati li fa un'impresa, il resto lo fai tu. Non è obbligatorio scegliere una volta sola per tutto il trasloco.