Come imballare i piatti senza romperne nemmeno uno
I piatti vanno di taglio, non impilati. Il metodo, la regola del peso in fondo e gli errori che si pagano allo scarico.

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I piatti sono la cosa che si rompe più spesso in un trasloco, e quasi mai per un urto. Si rompono perché sono stati imballati come stanno nella credenza: uno sopra l'altro, in orizzontale. In quella posizione il peso della pila scarica tutto sul piatto in fondo, e basta una buca per incrinarlo.
La buona notizia è che non serve materiale speciale né particolare abilità. Bastano due o tre accorgimenti, capiti una volta e poi ripetuti sempre uguali.
La regola che cambia tutto: di taglio, non impilati
I piatti vanno messi in verticale, di taglio, come i dischi in una cassetta o i fascicoli in uno schedario. In questa posizione ogni piatto scarica il peso sul proprio bordo, che è la parte più spessa e più robusta, e non su tutta la superficie del piatto che sta sotto.
Il perché è meccanico. Un piatto è un disco sottile: appoggiato in orizzontale con del peso sopra lavora a flessione, e la ceramica alla flessione non resiste quasi per niente. Basta un punto d'appoggio irregolare sotto, una piega di cartone o un nodo di carta, perché la crepa parta da lì. Di taglio, invece, la spinta corre lungo il bordo, dove il materiale è compatto, e le vibrazioni del viaggio si distribuiscono senza concentrarsi in un punto solo.
C'è un'eccezione: i piatti da portata molto larghi, i vassoi e le alzate. Di taglio sono instabili e tendono a coricarsi durante il viaggio, che è la posizione peggiore di tutte. Mettili comunque in verticale, ma appoggiati al lato lungo della scatola, e bloccali con qualcosa di morbido a destra e a sinistra.
Il metodo, passo per passo
- Prepara il fondo. Uno strato di pluriball o di carta appallottolata sul fondo della scatola: serve ad assorbire i colpi da sotto, che sono quelli che prendi ogni volta che appoggi la scatola a terra. Fallo spesso un paio di dita e schiacciato: la carta troppo gonfia si comprime durante il viaggio e ti lascia i vuoti che volevi evitare.
- Avvolgi i piatti uno per uno. Un foglio per piatto, chiuso sotto. Se hai poco materiale, alterna: un foglio fra un piatto e l'altro è già molto meglio di niente, perché quello che rompe non è il contatto in sé ma lo sfregamento continuo fra due superfici dure.
- Mettili di taglio, in fila. Affiancati, non impilati. Se la scatola è larga, fai due file parallele e tieni i piatti più grandi verso l'esterno.
- Riempi i vuoti. Lo spazio che rimane ai lati va colmato con carta, strofinacci o canovacci. Quello che si muove dentro la scatola prima o poi si rompe: se scuoti la scatola e senti qualcosa spostarsi, non hai finito.
- Sopra vanno le cose leggere. Bicchieri, tazze, tutto ciò che è meno pesante. Mai altri piatti sopra i piatti.
Una scatola di stoviglie diventa pesante molto prima di sembrare piena. La prova è banale: sollevala da terra. Se devi cambiare presa a metà movimento, o se ti viene da appoggiarla sul ginocchio, toglici qualcosa. Una scatola che ti sfugge di mano è il modo più efficiente che esista di rompere dodici piatti in una volta sola.
Il peso va in fondo, sempre
Non vale solo per i piatti: dentro ogni scatola le cose pesanti stanno sotto e le leggere sopra. E fra le scatole vale la stessa cosa quando le impili: quelle pesanti alla base della pila.
Un errore che si vede spesso: la scatola dei libri messa sopra quella dei bicchieri, perché era quella che si aveva in mano. Allo scarico si scopre il risultato. Se le scatole non sono tutte uguali fra loro la regola conta ancora di più, perché una scatola piccola appoggiata su una grande scarica tutto il suo peso su due bordi invece che su quattro.
Le tazze e i bicchieri
I bicchieri vanno in piedi, non coricati, ognuno avvolto singolarmente e con della carta infilata dentro. La carta dentro non è un riempitivo: impedisce che le pareti si schiaccino verso l'interno quando il bicchiere riceve una spinta di lato.
Le tazze si possono infilare una nell'altra solo se metti un foglio in mezzo: i manici sono la parte che si stacca per prima, e due manici che si toccano per tutto il viaggio si scheggiano a vicenda. Se le impili, ruotale in modo che i manici siano sfalsati.
Il vetro e la cristalleria
Il vetro sottile non si rompe per il peso, si rompe per la vibrazione. È una differenza che cambia il modo di imballarlo: con i piatti il nemico è il carico, con i calici è il tremolio continuo del mezzo, che lavora per tutto il viaggio sul punto più debole, cioè l'attacco fra stelo e coppa.
Quindi: ogni calice avvolto singolarmente, carta dentro la coppa, e in piedi. Mai coricati, perché da coricato lo stelo diventa una leva e basta poco a spezzarlo. Vanno nello strato più alto della scatola, e sopra non ci va niente, nemmeno qualcosa di leggero.
Se hai flûte o bicchieri con lo stelo lungo, valuta di dedicare loro una scatola piccola, riempita fino in cima di materiale morbido. È l'unico caso in cui conviene sprecare volume di proposito.
Il cristallo merita un'attenzione in più: è più duro del vetro comune, e questo lo rende anche meno tollerante ai colpi secchi. Non usare carta di giornale a contatto diretto: l'inchiostro si trasferisce, e su un pezzo che resta imballato per giorni diventa un lavoro da fare col detergente. Meglio carta bianca o un canovaccio pulito.
Il servizio buono
Il servizio delle occasioni pone un problema diverso da quello dei piatti di tutti i giorni: se si rompe non lo ricompri, perché quel modello non si trova più o perché era di qualcuno che non c'è più.
Tre cose che aiutano davvero. Fotografalo prima di imballarlo, pezzo per pezzo: se qualcosa arriva rotto e devi parlarne con un'assicurazione o con un'impresa di traslochi, quella foto vale più di qualunque descrizione. Non mescolarlo con le stoviglie di uso quotidiano, ma dedicagli una scatola sua, da fare con calma e non l'ultima sera. E se ha dorature o decorazioni a rilievo, tieni un foglio fra un pezzo e l'altro anche dopo, quando lo risistemi nella credenza nuova: le dorature si consumano per sfregamento, non per urto.
C'è poi una scelta che vale la pena considerare, e non è per diffidenza verso chi trasporta: il servizio buono portalo in macchina con te. È l'unica scatola che non vorresti dover riaprire col fiato sospeso, e in auto ci sta.
Pentole, coperchi e padelle
Le pentole sembrano la parte facile del lavoro, e in gran parte lo sono: sono di metallo e non si rompono. I problemi sono altri due, i coperchi in vetro e lo spazio.
I coperchi in vetro si spaccano molto più spesso delle pentole che coprono. Staccali sempre, avvolgili come faresti con un piatto e mettili di taglio, insieme ai piatti o in una fila loro. Se il pomello si svita, toglilo e mettilo in un sacchettino fissato con il nastro al coperchio stesso: è il pezzo che si perde più facilmente, e senza pomello il coperchio non si usa.
Per lo spazio vale il contrario di quello che vale per i piatti: le pentole si infilano una dentro l'altra, ed è l'unico caso in cui impilare è la scelta giusta. Fra una e l'altra metti uno strofinaccio, che evita i graffi sul fondo. Dentro la pentola più grande ci stanno mestoli, presine e tutto il piccolo disordine dei cassetti della cucina, che così viaggia protetto e non si prende una scatola sua.
Le padelle antiaderenti sono l'eccezione: non impilarle mai senza qualcosa in mezzo e non metterci sopra niente di pesante. Il rivestimento si rovina per contatto e per pressione, e una volta segnato non torna indietro.
Quello che hai già in casa
Serve meno materiale di quanto sembri. Del pluriball per i pezzi davvero delicati, e per tutto il resto quello che hai già: strofinacci, canovacci, asciugamani, maglioni, lenzuola, calzini infilati dentro i bicchieri. Occupano uno spazio che dovresti comunque riempire, quindi li stai trasportando due volte a costo zero, e non li devi né comprare né smaltire dopo.
Qualche avvertenza, perché non tutto va bene allo stesso modo. La carta di giornale sporca: sulla ceramica smaltata si lava via, su cristallo e porcellana chiara lascia aloni. Usala per riempire i vuoti, non a contatto. I vestiti che ti servono la prima settimana non sono materiale da imballaggio: finiscono in fondo alla scatola sbagliata e non li rivedi per giorni. Il polistirolo sfuso, quello a fiocchi, riempie peggio della carta: si compatta e migra verso il basso, lasciando aria proprio dove serviva sostegno.
Una scatola rigida non si apre sul fondo e non assorbe l'acqua come il cartone, quindi ti toglie un problema in partenza. L'imbottitura però serve uguale: i piatti si rompono per le vibrazioni del viaggio, non perché cede il contenitore. Imballa come faresti dentro un cartone. È uno dei motivi per cui le Cangubox in plastica funzionano bene in cucina, che è la stanza in cui il cartone soffre di più.
Un'ultima cosa: scrivici sopra
Scrivi FRAGILE e la stanza di destinazione sul lato, non sul coperchio: quando le scatole sono impilate, il coperchio non lo vedi. E scrivilo su due lati diversi, così lo leggi da qualunque parte tu ti trovi.
Aggiungi una freccia che indica l'alto, e se hai due minuti una riga su cosa c'è dentro. "Piatti piani e fondine" è un'informazione che allo scarico ti fa risparmiare mezz'ora di scatole aperte a caso.
Come si carica sul mezzo
Un imballaggio fatto bene si può rovinare in dieci minuti di carico fatto male. Le scatole di stoviglie si caricano per ultime e si scaricano per prime, e vanno tenute in alto: mai sotto altre scatole, mai sotto un mobile, mai sotto una cassetta di attrezzi appoggiata lì "per un attimo".
Mettile verso la cabina, dove le vibrazioni sono minori, e appoggiate a qualcosa che le tenga ferme. Il nemico vero durante il viaggio non sono le buche, sono le frenate: una pila non bloccata si sposta in avanti a ogni stop, e dopo venti chilometri quello che avevi impilato dritto è diventato una catasta inclinata.
Se resta spazio vuoto nel mezzo, riempilo con le borse dei vestiti, i cuscini o i piumoni invece di lasciarlo libero. Un carico compatto si muove molto meno di un carico ordinato ma pieno d'aria.
Come si scarica e si disfa senza rompere niente
Allo scarico l'errore classico è appoggiare la scatola a terra di colpo. Il fondo è esattamente il punto in cui i piatti toccano, e un appoggio secco su un pavimento duro dà il colpo lì. Appoggiala inclinata, prima su uno spigolo, poi lasciala andare: è un gesto che si impara in due volte e che vale tutto il pluriball che hai messo sotto.
Poi disfa dall'alto, sempre, e in ordine. La tentazione è tirare fuori il primo piatto che si vede o rovesciare la scatola sul tavolo: ma i piatti di taglio si tengono in piedi a vicenda, e appena ne togli uno in mezzo alla fila gli altri si inclinano e vanno a toccarsi senza più carta fra loro. Comincia da un'estremità e prosegui.
Svuota una scatola per volta e finiscila prima di aprire la successiva. Tre scatole aperte a metà in una cucina piccola sono il modo più affidabile di far cadere qualcosa mentre cerchi altro.
E scarta ogni pezzo prima di appoggiarlo, non dopo. Un piatto ancora avvolto messo sul piano di lavoro scivola, perché carta e pluriball non fanno attrito: ne bastano due o tre in equilibrio perché uno finisca per terra a fine giornata, quando sei stanco e hai già pensato che la parte difficile fosse passata.